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La Fci guarda ai giovani

22.02.2012

La Fci guarda ai giovani

Milano - martedì 21 febbraio 2012 - Si è tenuta presso la sede del Coni di Milano la conferenza stampa della Federazione Ciclistica Italiana dal titolo “La Fci guarda ai giovani”, nella quale il Presidente Fci Renato Di Rocco ha presentato ufficialmente le nuove disposizioni federali introdotte a partire dal 2012 a favore della crescita del settore giovanile.
Si tratta di una serie di modifiche e iniziative progettuali riconducibili a quattro principali macroaree di intervento che sono: l’attività alternativa e la multidisciplinarietà nelle categorie giovanili, la crescita e lo sviluppo dei vivai, lo sviluppo delle scuole di ciclismo e l’introduzione della figura del coordinatore tecnico regionale.
Accanto al Presidente Di Rocco, al Segretario Generale Fci Maria Cristina Gabriotti e al Vice Presidente Vicario Flavio Milani a presentare le nuove disposizioni hanno dato il loro contributo il consigliere federale Gian Pietro Forcolin e il responsabile del settore giovanile Maurizio Luzzi presenti in rappresentanza del Gruppo di Lavoro Intersettoriale che, lavorando in sinergia con il Consiglio Federale, ha sviluppato il progetto. Inoltre alla conferenza erano presenti anche i tecnici Paolo Bettini (strada), Marco Villa (pista), Marino Amadori (under23), Rino De Candido (junior), Ludovic Laurent (bmx), Fausto Scotti (ciclocross), Antonio Silva (downhill e trial) e Mario Valentini (paralimpici) che hanno avvalorato attraverso le loro esperienze professionali la valenza del progetto. Assenti giustificati il ct del settore femminile Edoardo Salvoldi e il ct del cross country Hubert Pallhuber impegnati con le relative squadre rispettivamente in Nuova Zelanda e Spagna.
“Le nuove disposizioni sull’attività giovanile approvate dal Consiglio Federale il 24 agosto 2011 s’inquadrano nella svolta culturale che la Federazione Ciclistica sta portando avanti a tutto campo - spiega il presidente Fci Renato Di Rocco -. Incidono, infatti, su abitudini, mentalità e comportamenti radicati per ridare impulso e prospettive di crescita al ciclismo italiano. è la prima volta nella vita federale che tutte le Commissioni competenti sono coinvolte in un progetto intersettoriale frutto di un’attenta analisi dei dati e delle buone pratiche realizzate sul territorio. Le norme riguardano, in particolare, l’approccio dei giovani alla pratica ciclistica, che deve privilegiare l’aspetto educativo e ludico, senza precoci richieste prestative, e il successivo equilibrato avviamento all’agonismo, che deve garantire il sostegno, la crescita e la maturazione dei talenti secondo i criteri di polivalenza e interazione tra le varie specialità del ciclismo, pista, abilità, fuoristrada e strada, adottati con successo dalle nazioni più avanzate. Il movimento ciclistico italiano è sostanzialmente vitale e competitivo, ma abbiamo individuato nella propensione unidirezionale verso l’attività su strada un forte limite al suo sviluppo. La strada-dipendenza, la ricerca del risultato subito e “a tutti i costi”, la mancanza di flessibilità e interscambio tra i diversi settori, da un lato impediscono la formazione del ciclista completo e moderno, dall’altro alimentano tentazioni di pratiche illecite e pericolose per la salute. Sono convinto che allargando il ventaglio delle offerte sul territorio faremo un grande passo avanti nel proselitismo, arginando anche l’abbandono precoce di tanti giovani. Non solo strada, ma anche pista e fuoristrada (ciclocross, mountain bike, bmx e trial). La moltiplicazione dei centri di avviamento, la formazione di vivai basata sull’interazione tra le società giovanili e di categoria superiore, l’istituzione del coordinatore tecnico regionale sono punti fondamentali di un progetto che, proprio per il suo carattere innovativo, incontra anche resistenze. Ma confido che la parte più consapevole e lungimirante del nostro movimento saprà guardare all’interesse del ciclismo italiano e al suo futuro sostenendo con forza le nostre scelte”.

LE NUOVE DISPOSIZIONI FEDERALI
La Federazione Ciclistica Italiana guarda ai giovani e al futuro del ciclismo italiano intraprendendo la strada delle riforme. Si tratta di riforme importanti che sono state rese attuabili attraverso una serie di nuove disposizioni federali, a favore della crescita del settore giovanile, entrate in vigore nel 2012. Le nuove disposizioni rappresentano un vero e proprio cambiamento culturale nel modo di approcciare e fare ciclismo, con riferimento alle società che si occupano di ciclismo giovanile e di avvicinare i giovani al mondo della bicicletta.
Le disposizioni attualmente in vigore sono frutto di un lavoro iniziato nel febbraio 2011 quando il Consiglio Federale deliberò l’istituzione di un Gruppo di Lavoro Intersettoriale, composto da referenti e responsabili di tutti i settori (strada, pista, fuoristrada, giovanile e Centro Studi) con il compito di elaborare una serie di proposte concrete finalizzate al superamento delle problematiche e delle criticità che caratterizzano allo stato attuale l’attività ciclistica giovanile, partendo dalle categorie Giovanissimi fino ad arrivare alle categorie Agonistiche Giovanili.
Un team work importante che ha portato all’individuazione di una serie di modifiche e iniziative progettuali riconducibili a quattro principali macroaree di intervento che sono:
• la pratica dell’attività alternativa e della multidisciplinarietà nelle categorie giovanili;
• la crescita e lo sviluppo dei vivai;
• lo sviluppo delle scuole di ciclismo;
• l’introduzione della figura del coordinatore tecnico regionale.
Per ogni area di intervento sono stati definiti degli obiettivi ai quali corrispondono dei provvedimenti da attuare.
Tra gli obiettivi che stanno alla base del progetto c’è la volontà di attuare un cambiamento culturale nel modo di avvicinare i giovani al ciclismo attraverso l’interdisciplinarietà e un approccio meno competitivo ma più professionale alla bicicletta tutelando il loro percorso sportivo.
Oltre a questo nel progetto si unisce la volontà di stimolare la ricerca di giovani talenti come richiesto dal Coni e dalle necessità della maglia azzurra in funzione olimpica, fornendo alle società giovanili modelli e professionalità che siano di supporto all’attività delle società stesse a livello territoriale. E’ in questo contesto che si colloca il concetto di vivaio dove le società hanno il ruolo di occuparsi della crescita sportiva e umana dei ragazzi tutelandoli nel loro cammino nel mondo del ciclismo da quando si muovono i primi colpi di pedale quasi per gioco fino alle soglia del professionismo rappresentato dalla categoria dilettanti. E’ un progetto a lungo termine destinato a dare i suoi frutti nell’arco di 6/8 anni.
Le disposizioni introdotte non tralasciano inoltre l’aspetto più importante dell’avvicinamento dei giovani al ciclismo, ovvero la sicurezza. Proprio il modello delle scuole di ciclismo diventa infatti uno strumento fondamentale per permettere ai ragazzi di praticare il ciclismo in piena sicurezza.
Last nut not least, le disposizioni vanno nella direzione che alcune nazioni hanno già intrapreso con successo puntando sulla interdisciplinarietà con l’obiettivo di incrementare i tesserati tra i giovani facendo diminuire il calo fisiologico dei tesserati, dovuti alla specializzazione precoce dell’attività ciclistica, nel passaggio tra le varie categorie.

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