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10.ennale della Marlene Sunshine Race - Quattro domande a Florian Pallweber, presidente e fondatore della "MARLENE SUNSHINE RACE"

13.04.2010

10.ennale della Marlene Sunshine Race - Quattro domande a Florian Pallweber, presidente  e fondatore della

Quattro domande a Florian Pallweber, presidente e fondatore della “Marlene Sunshine Race”

Presidente, qual è il bilancio di questi primi dieci anni?

Florian Pallweber[1]. “Posso senz’altro parlare di un’esperienza positiva, anche se all’inizio è stato come tuffarsi nell’acqua gelida. Nell’organizzazione abbiamo potuto contare su alcune persone già in possesso di esperienza, che non esito a definire le colonne portanti della manifestazione. In seguito, grazie all’aiuto di tanti volontari, siamo riusciti a mettere in piedi una solida struttura organizzativa. Alcuni collaboratori sono con noi da dieci anni e sono ormai totalmente autonomi, e per noi questo è un grande vantaggio. Credo che nel tempo siamo riusciti a raggiungere un buon livello.

Ogni volta comunque l’organizzazione della gara rappresenta una nuova sfida, e l’esperienza accumulata ogni anno ci serve per cercare di far meglio nell’edizione successiva. In primo piano mettiamo sempre gli atleti e gli spettatori, ai quali cerchiamo di offrire il miglior servizio possibile e garantire uno svolgimento senza intoppi”.

Quanto è cresciuta la pratica della mountain bike a Nalles in questi 10 anni?

“In maniera esponenziale, e di questo bisogna dare merito non solo alla “Marlene Sunshine Race” ma anche al grande lavoro societario che ha consentito la nascita della manifestazione internazionale. Io sono presidente della Sunshine Racers dal 1996 e in questi 14 anni ci siamo costantemente migliorati, garantendo una buona assistenza al movimento giovanile.

Nella categoria Elite invece siamo ancora indietro, anche se di fatto tutto dipende dalle risorse finanziarie e questo per noi rappresenta un problema. Se in passato era possibile fare attività per l’intera stagione con un budget relativamente basso, oggi ciò non è più possibile. Siamo partiti come sportivi amatoriali e siamo cresciuti assieme ai giovani; il tempo però passa in fretta, e gli atleti che hanno iniziato da bambini ora sono già nella categoria Elite. Dal punto di vista tecnico siamo arrivati ad un livello molto alto, il vero problema adesso consiste nel garantire anche un’assistenza di pari livello. Un ciclista Elite non ha il tempo di lavorare per guadagnarsi da vivere; dovrebbe concentrarsi esclusivamente sull’attività agonistica ma per farlo ha bisogno di soldi, e per noi questo rappresenta il più grande problema”.

Qual è il ruolo dei volontari nell’organizzazione delle gare e nella società?

“Posso dire di essere fortunato, in quanto ho sempre trovato persone disposte a far parte del direttivo e lavorare gratuitamente. E questo ha contribuito fortemente al nostro sviluppo, in quanto solo grazie al loro impegno è possibile portare avanti l’attività. Se dovessimo pagare tutti i collaboratori, il nostro budget sarebbe ben presto esaurito. Come presidente naturalmente ho delle responsabilità, le situazioni sono alle volte piacevoli e alle volte no, ma è normale che sia così”.

Come si prepara ad affrontare i prossimi dieci anni?

“Sono fortemente motivato a lavorare ancora per lo sport, e deciso a dimostrare alla gente che la nostra disciplina ha delle enormi potenzialità. E poiché è l’impegno che produce i risultati, proprio in questi momenti non si deve abbassare la guardia.

In linea generale sono altresì convinto che sia anche importante battere altre strade. Cosa possiamo fare, ad esempio, affinché i media seguano maggiormente le gare e divulghino in maniera più approfondita il nostro sport? Veramente gli altri sport sono più spettacolari del nostro o sono semplicemente meglio propagandati? Queste domande bisogna farsele. Dobbiamo recuperare terreno, e per farlo abbiamo bisogno della collaborazione di tutti”.

UFFICIO STAMPA
G.Mussner
M: +39 328 68 54 619

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